Dagli sport di combattimento ad un’esaltante ascesa nel mondo arbitrale: la bella storia di Erik Celnikasi, classe 2000, fischietto emergente in Promozione

Nuova tappa del focus di approfondimento dedicato ai giovani talenti della sezione AIA di Este – Gli Arbitri della Bassa Padovana: oggi la copertina è tutta per Erik Celnikasi, classe 2000, che con carattere e personalità si sta facendo largo in una categoria tosta e impegnativa come la Promozione.
Anche la sua è una storia da raccontare tutta d’un fiato e lo facciamo direttamente attraverso le sue parole.

Erik Celnikasi, classe 2000, giovane arbitro emergente della sezione Aia di Este

«La mia avventura nel mondo del calcio inizia da piccolorivela ErikHo giocato per due anni tra Esordienti e Giovanissimi come portiere: poi, a causa di alcuni screzi con il mister, avevo perso la passione e il desiderio di stare in campo. Così mi sono affacciato agli sport di combattimento, praticando per tre anni la boxe e il kick-boxing a livello agonistico. Le discipline mi piacevano molto ma un giorno degli amici arbitri mi hanno raccontato ciò che facevano e ne sono rimasto affascinato e incuriosito. Ho cercato la sezione più vicina a casa e mi sono iscritto al corso, concludendolo ai primi di aprile del 2016. L’assenza di gare ufficiali mi ha poi portato ad esordire a settembre, al via della stagione successiva, e il giorno del debutto lo ricordo come ieri: ad Abano Terme, campionato Giovanissimi, accompagnato da un tutor indimenticabile come Franco Bernini. La tensione della “prima volta” e l’approccio scherzoso e simpatico di Franco rimarranno per sempre impressi in un angolo del mio cuore. Lui era una persona davvero speciale: sono grato di averlo conosciuto e di aver creato quel piccolo grande legame sin dalla prima partita».
La scalata di Erik è tanto veloce quanto esaltante.
«Una volta approdato in Seconda Categoria, ho dovuto a malincuore abbandonare la boxe per incompatibilità con gli allenamenti richiesti. Mi sono così dedicato a tempo pieno al mondo arbitrale e nel 2019 vengo proposto al Comitato Regionale. L’inizio è dei peggiori, visto che per ben due volte non supero i test atletici e perdo quasi interamente il girone di andata: nel 2020 sopraggiunge pure la pandemia e la stagione si chiude in anticipo. Tuttavia la passione resta forte e lo “stop forzato” fa crescere ancor di più la voglia di tornare in campo. Nel 2021 riparto dalla Prima Categoria e una serie di voti positivi mi regalano il debutto in Promozione: 19 dicembre, girone veronese, Albaronco-Nogara».
Quali sono, al netto dei vari esordi, le partite rimaste maggiormente nel cuore?
«Direi le due finali del torneo giovanile di Solesino, una finale del campionato Allievi e la finalissima playoff di Seconda Categoria tra Granzette e Strà Riviera del Brenta, assistito da Nicola Milan e Francesco Labombarda: una vera e propria “guerra”, terminata al decimo rigore dopo i tempi supplementari. Giornata indimenticabile».
Quali sono le persone che hanno inciso di più sul tuo percorso arbitrale?
«Mi sento in dovere di ringraziare l’ex presidente atestino Enrico Zago, che ha creduto in me sin da subito facendomi scalare le categorie sezionali, Pierpaolo Peraro, che mi ha accompagnato nella delicata fase del passaggio in Regione, e l’attuale presidente Ilie Rizzato, un autentico mentore sia dal punto di vista tecnico che umano. Un grazie speciale va pure a mio padre, che pur non capendo nulla di calcio non si è mai perso una gara, dall’esordio nei Giovanissimi fino all’ultimo match di Promozione di domenica scorsa».
Cosa rappresenta, per te, il mondo arbitrale?
«Più che uno sport, è una scuola di vita. A 16-17 anni ti mette già di fronte a delle situazioni che gli altri non sperimentano in una vita intera. Sei da solo di fronte a ventidue persone, a cui si aggiungono quelle in panchina e quelle sugli spalti: devi far valere il regolamento, portando di fatto “la giustizia” sul terreno di gioco. E tutto questo lo fai da solo, al cospetto di persone che spesso remano contro e contestano le tue decisioni. Ti insegna a diventare un uomo che agisce per il “bene pubblico” e per lo scopo più grande e assoluto della giustizia. Senza l’arbitro le partite sarebbero un caos e non esisterebbe la bellezza di questo sport. Come potrebbe un calciatore avere la libertà di fare le proprie giocate se gli avversari fossero legittimati a placcarlo senza incorrere in sanzioni? Il calcio esiste anche grazie agli arbitri: ai giovani che vorrebbero affacciarsi a questo mondo, direi di essere fieri della divisa che indossano e del ruolo che ricoprono. E di esserlo anche quando gli altri cercheranno di sminuirli o quando diventeranno bersagli di chissà quale epiteto».

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